L’idrosadenite suppurativa è una delle patologie dermatologiche croniche più invalidanti e, al tempo stesso, tra le più sottostimate nella pratica clinica quotidiana. Colpisce circa l’1% della popolazione mondiale, con una netta prevalenza femminile, e si manifesta con noduli dolorosi, ascessi ricorrenti e fistole drenanti in zone corporee particolarmente sensibili. Nonostante il suo impatto significativo sulla qualità della vita, la diagnosi arriva spesso in ritardo di anni. Le nuove linee guida internazionali, frutto di una collaborazione senza precedenti tra le principali società scientifiche del settore, puntano a cambiare questo scenario in modo sostanziale.
Una malattia cronica ancora troppo spesso misconosciuta
L’idrosadenite suppurativa — nota anche con l’acronimo HS dall’inglese hidradenitis suppurativa — si sviluppa tipicamente nelle aree ricche di ghiandole apocrine: ascelle, inguine, regione genitale e pliche sottomammarie. La malattia esordisce prevalentemente in età giovane-adulta e segue un decorso caratterizzato da riacutizzazioni ricorrenti e progressiva cronicizzazione delle lesioni.
La prevalenza stimata si attesta intorno all’1% della popolazione globale, con un rapporto di circa tre a uno tra donne e uomini. Questi numeri, già di per sé significativi, potrebbero essere sottostimati: molti pazienti non giungono mai a una diagnosi formale, o vengono trattati per anni come se soffrissero di semplici foruncoli ricorrenti. Il ritardo diagnostico medio, documentato in letteratura, può superare diversi anni dall’esordio dei primi sintomi.
Sul piano patogenetico, il professor Christos Zouboulis, presidente della European Hidradenitis Suppurativa Foundation (EHSF), ha descritto i progressi nella comprensione della malattia come rivoluzionari: la ricerca ha identificato due pilastri fondamentali, ovvero un difetto precoce nella differenziazione delle cellule epiteliali del follicolo pilifero e la conseguente infiammazione incontrollata che ne deriva. Questa doppia radice — strutturale e immunologica — spiega perché l’HS richieda approcci terapeutici mirati e spesso combinati.
Le nuove linee guida AAD-HSF: 37 raccomandazioni basate sull’evidenza
Una delle novità più rilevanti degli ultimi anni è la pubblicazione del primo set congiunto di linee guida elaborato dall’American Academy of Dermatology (AAD) e dalla Hidradenitis Suppurativa Foundation (HSF). Si tratta di un documento che copre la gestione della malattia in pazienti a partire dai 9 anni di età — bambini, adolescenti e adulti — e che raccoglie 37 raccomandazioni basate sull’evidenza relative a trattamenti e percorsi di cura.
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L’inclusione esplicita della fascia pediatrica e adolescenziale rappresenta un passo importante: l’HS può manifestarsi anche in età prepuberale, e le linee guida precedenti non affrontavano sistematicamente questa popolazione. Le nuove raccomandazioni colmano questa lacuna, fornendo ai clinici indicazioni specifiche per la gestione di pazienti giovani, nei quali le scelte terapeutiche devono tenere conto di profili di sicurezza differenti rispetto agli adulti.
Tra le principali innovazioni introdotte vi è l’enfasi su un approccio precoce al trattamento, finalizzato a massimizzare l’efficacia terapeutica prima che le lesioni evolvano in cicatrici e fistole difficilmente reversibili. Intervenire nelle fasi iniziali della malattia non solo migliora gli esiti clinici, ma riduce il rischio di progressione verso stadi più gravi, nei quali le opzioni terapeutiche si complicano e l’impatto sulla qualità della vita diventa ancora più pesante.
Farmaci biologici: il ruolo crescente degli anti-interleuchina-17
Sul fronte terapeutico, le nuove linee guida segnalano una chiara espansione dell’impiego dei farmaci biologici anti-interleuchina-17, una classe che agisce bloccando uno dei principali mediatori dell’infiammazione coinvolti nella patogenesi dell’HS. Questo indirizzo è coerente con la comprensione sempre più precisa dei meccanismi immunologici alla base della malattia.
In Italia, una svolta concreta si è materializzata con la decisione del Servizio Sanitario Nazionale di approvare, a partire dal 19 giugno 2025, il rimborso del secukinumab, un anticorpo monoclonale selettivo contro l’interleuchina-17A. Il farmaco è indicato per i pazienti adulti con HS da moderata a grave che non abbiano risposto adeguatamente alla terapia sistemica convenzionale. Si tratta di un passaggio significativo: il rimborso SSN rende questa opzione terapeutica accessibile a una platea molto più ampia di pazienti rispetto a quanto avvenisse in precedenza.
Prima dell’introduzione dei biologici, il trattamento dell’HS si basava principalmente su antibiotici sistemici, retinoidi, corticosteroidi e, nei casi più avanzati, su interventi chirurgici di escissione delle aree colpite. Questi approcci rimangono validi e continuano a fare parte dell’arsenale terapeutico, ma i biologici offrono oggi una prospettiva di controllo della malattia su base immunologica, agendo sulla causa dell’infiammazione piuttosto che sulle sue conseguenze.
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Verso un modello di cura multidisciplinare
Un altro elemento qualificante delle nuove indicazioni internazionali riguarda il modello organizzativo della cura. Le linee guida promuovono esplicitamente la creazione di cliniche multidisciplinari in cui il dermatologo collabora attivamente con altri specialisti. Questo approccio riflette la natura sistemica dell’HS: la malattia si associa frequentemente a comorbilità come la sindrome metabolica, le malattie infiammatorie intestinali, la depressione e l’artropatia, e richiede quindi una visione clinica che vada oltre la sola gestione delle lesioni cutanee.
Il coinvolgimento di chirurghi, psicologi, reumatologi, gastroenterologi e, nei pazienti più giovani, di pediatri specializzati, consente di affrontare la malattia nella sua interezza. Non è raro che i pazienti con HS presentino un significativo impatto psicologico legato al dolore cronico, alla localizzazione delle lesioni e allo stigma sociale: integrare il supporto alla salute mentale nel percorso di cura non è un’opzione accessoria, ma una componente essenziale di un trattamento efficace.
Diagnosi precoce: la sfida più urgente
Nonostante i progressi terapeutici, la diagnosi precoce rimane la sfida principale nella gestione dell’idrosadenite suppurativa. La malattia è spesso confusa con infezioni batteriche cutanee aspecifiche, e i pazienti vengono trattati con cicli ripetuti di antibiotici senza mai giungere a una diagnosi corretta. Sensibilizzare i medici di medicina generale, i ginecologi e i chirurghi — che spesso sono i primi professionisti a incontrare questi pazienti — è un obiettivo dichiarato delle nuove linee guida.
Riconoscere l’HS significa considerarla nella diagnosi differenziale ogni volta che un paziente si presenta con lesioni infiammatorie ricorrenti nelle aree tipicamente colpite, soprattutto se vi è una storia familiare positiva o un esordio in età adolescenziale. Per approfondire le raccomandazioni ufficiali è possibile consultare le risorse messe a disposizione da American Academy of Dermatology, che ha reso accessibili al pubblico le linee guida aggiornate.
Il percorso verso una gestione ottimale dell’idrosadenite suppurativa è ancora lungo, ma le fondamenta scientifiche e organizzative sono oggi più solide che in passato. Biologici rimborsati, linee guida condivise, approccio multidisciplinare e maggiore attenzione alla diagnosi precoce rappresentano un insieme di strumenti che, se applicati in modo coordinato, possono cambiare in modo concreto la traiettoria di una malattia che per troppo tempo ha pesato in silenzio sulla vita di chi ne soffre.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








