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Sostanze cancerogene nei cosmetici, l’UE allenta le redini e i consumatori rischiano grosso

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Cosmetici, scatta l'allarme in UE (www.medicinanews.it)

I cosmetici sembrano avere non poche sostanze cancerogene, eppure l’Unione Europea sembra aver deciso di allentare la presa sulle aziende.

Una revisione normativa in discussione a livello europeo rischia di modificare profondamente le tutele sanitarie che, da oltre vent’anni, proteggono milioni di cittadini dall’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente dannose presenti nei prodotti di uso quotidiano. 

A Bruxelles è in corso un confronto destinato ad avere conseguenze concrete sulla vita quotidiana dei consumatori europei. Al centro del dibattito c’è la revisione del Regolamento sui cosmetici, inserita nel pacchetto Omnibus VI, presentato dalla Commissione Europea nel luglio 2025 con l’obiettivo dichiarato di semplificare il quadro normativo e ridurre gli oneri per le imprese. 

Dietro questa operazione, tuttavia, si delinea un cambiamento che secondo diversi osservatori potrebbe ridurre in modo significativo il livello di protezione attualmente garantito. Creme, shampoo, dentifrici e profumi potrebbero restare sul mercato più a lungo anche in presenza di sostanze considerate pericolose. 

Cosa sono le sostanze CMR e perché sono vietate 

Al centro della questione ci sono le cosiddette sostanze CMR, acronimo di cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione. Si tratta di composti per i quali esiste una documentazione scientifica consolidata che ne dimostra la capacità di favorire lo sviluppo di tumori, alterare il DNA o interferire con la fertilità. 

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Cosa potrebbe cambiare presto in Unione Europea (www.medicinanews.it)

La loro classificazione avviene attraverso un processo rigoroso gestito dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche, che si basa su studi epidemiologici, dati tossicologici e decenni di ricerca scientifica. Una volta identificata una sostanza come CMR, il regolamento europeo impone alle aziende un termine di 18 mesi per eliminarla dai prodotti. 

Questo sistema, costruito progressivamente negli ultimi vent’anni, ha rappresentato uno dei pilastri della sicurezza cosmetica in Europa. Ed è proprio questo equilibrio che oggi viene messo in discussione. 

Le modifiche proposte e il rischio di allungare i tempi 

Il primo elemento critico riguarda l’estensione dei tempi di ritiro dal mercato. Le proposte attualmente in discussione prevedono un allungamento significativo dei termini, che in alcuni casi potrebbero superare i sei anni. 

Considerando che il processo di classificazione di una sostanza richiede già diversi anni, il risultato concreto sarebbe una permanenza prolungata di composti pericolosi nei prodotti disponibili sugli scaffali. Un intervallo che, nella pratica, potrebbe arrivare a superare il decennio tra le prime evidenze scientifiche e la reale eliminazione dal mercato. Questo slittamento temporale rappresenta uno dei punti più contestati dalle organizzazioni che si occupano di salute pubblica. 

Un secondo aspetto riguarda il sistema delle deroghe. Attualmente, per ottenere un’eccezione al divieto, le aziende devono dimostrare l’assenza di alternative valide. Le modifiche proposte introducono criteri più restrittivi nella definizione di alternativa, rendendo di fatto più semplice ottenere autorizzazioni temporanee. 

Questo cambiamento potrebbe favorire un utilizzo più frequente delle deroghe, trasformandole da eccezione a pratica ricorrente. Il rischio, secondo gli esperti, è quello di creare una zona grigia normativa in cui sostanze potenzialmente pericolose continuano a essere utilizzate per ragioni economiche o produttive. 

Scatta l’allarme delle organizzazioni indipendenti

Tra le modifiche più controverse emerge anche la possibile esclusione dal divieto di alcune sostanze CMR quando il rischio è legato a modalità di esposizione specifiche, come inalazione o ingestione, e non al contatto cutaneo. 

Inoltre, alcune deroghe potrebbero riguardare estratti naturali contenenti composti classificati come pericolosi. Una scelta che solleva interrogativi scientifici, considerando che l’origine naturale di una sostanza non ne garantisce automaticamente la sicurezza. 

Questa impostazione rischia di alimentare una percezione distorta, secondo cui ciò che è naturale sarebbe sempre innocuo, una convinzione smentita da numerosi studi. 

A denunciare le criticità del nuovo impianto normativo sono state diverse organizzazioni, tra cui Générations Futures e Yuka, che hanno condotto un’analisi dettagliata delle proposte. 

Secondo il loro rapporto, il sistema attuale non presenta lacune tali da giustificare un allentamento delle regole. Al contrario, le classificazioni delle sostanze non avvengono mai in modo improvviso. In molti casi, tra il primo segnale di rischio e la classificazione ufficiale passano diversi anni, offrendo alle aziende ampi margini per adeguarsi. 

Un esempio emblematico è quello del lilial, una sostanza vietata nel 2022 dopo un percorso durato oltre otto anni. Con le nuove regole, tempi simili potrebbero allungarsi ulteriormente. 

Cosa può accadere in Europa, tra politica e protezione dei consumatori

Il dibattito si inserisce in un contesto economico rilevante. Il mercato europeo dei cosmetici ha raggiunto nel 2024 un valore di circa 104 miliardi di euro, con il settore della profumeria in costante crescita. 

Alcune delle sostanze oggetto di possibile classificazione sono ampiamente utilizzate proprio in questo comparto. La loro sostituzione comporterebbe costi significativi per le aziende, ma secondo gli esperti il settore dispone già di numerose alternative sicure. 

Il confronto politico resta aperto. Il Parlamento Europeo è chiamato a definire la propria posizione, che sarà determinante nelle trattative con Commissione e Consiglio. 

La questione non riguarda soltanto l’equilibrio tra semplificazione e competitività, ma tocca direttamente il tema della salute pubblica. L’aumento dell’incidenza di alcune patologie e i dati sulla fertilità in Europa rendono il tema delle esposizioni chimiche sempre più centrale. 

Allentare le restrizioni sulle sostanze CMR, secondo molti osservatori, non rappresenta una semplice modifica tecnica, ma una scelta con implicazioni concrete e durature. 

In un contesto in cui i consumatori sono sempre più attenti alla composizione dei prodotti, il dibattito europeo assume un valore che va oltre la normativa. Riguarda la fiducia, la trasparenza e il diritto a un livello di sicurezza costruito nel tempo e oggi rimesso in discussione. 

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