
Accedere a farmaci senza ricetta in farmacia per condizioni come l’emicrania o l’acne, senza dover prima passare dallo studio del medico di base: è questo il senso dell’espansione del programma NHS Pharmacy First, che in Inghilterra allargherà ulteriormente il perimetro delle cure ottenibili direttamente dallo sportello del farmacista. L’iniziativa, che porterà a 12 il numero totale di condizioni comuni trattabili senza prescrizione del medico di medicina generale, rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella distribuzione delle responsabilità cliniche all’interno del Servizio Sanitario Nazionale britannico degli ultimi anni.
Le cinque nuove condizioni incluse nel programma
Secondo quanto confermato da NHS England e riportato dal Pharmaceutical Journal e dalla BBC, le patologie aggiunte al programma Pharmacy First sono cinque: emicrania, acne, scabbia, infezioni dell’orecchio e rinite. Si tratta di condizioni molto diffuse nella popolazione generale, spesso gestite in modo non ottimale proprio perché il percorso tradizionale — prenotazione dal medico, visita, eventuale ricetta — può richiedere tempi lunghi, scoraggiando il paziente o spingendolo verso il pronto soccorso per problemi che non richiedono quella soglia di intervento.
Per ognuna di queste condizioni, i farmacisti abilitati potranno valutare il paziente e, seguendo percorsi clinici definiti, erogare direttamente il trattamento appropriato. Non si tratta quindi di un semplice consiglio, ma di un’erogazione strutturata di cure, con protocolli specifici che guidano il professionista nella selezione della terapia più adeguata al caso presentato.
Perché ampliare l’accesso ai farmaci senza ricetta in farmacia
L’obiettivo dichiarato del programma è ridurre il carico sui servizi di medicina generale, che nel sistema sanitario inglese — come in molti altri sistemi europei — si trovano sotto pressione crescente. Ogni anno milioni di accessi ai medici di base riguardano condizioni che potrebbero essere gestite con sicurezza a un livello assistenziale diverso. Consentire al farmacista di intervenire direttamente significa liberare tempo prezioso per i medici, che possono concentrarsi sui casi più complessi.
La logica clinica è solida: il farmacista è un professionista sanitario con una formazione specifica sui farmaci, sulle loro indicazioni, sulle controindicazioni e sulle interazioni. Per condizioni ben definite, con criteri di inclusione ed esclusione chiari, la sua competenza è pienamente adeguata a gestire la valutazione e il trattamento. Il modello Pharmacy First, già attivo in Inghilterra per alcune condizioni, ha dimostrato di essere apprezzato dai pazienti anche per la sua accessibilità: le farmacie hanno orari più ampi rispetto agli studi medici e non richiedono prenotazione.
Il contesto del programma Pharmacy First
Il programma Pharmacy First non nasce con questa espansione: era già operativo per un primo gruppo di condizioni, e l’aggiunta delle cinque nuove patologie — emicrania, acne, scabbia, infezioni auricolari e rinite — porterà il totale a 12 condizioni comuni gestibili direttamente in farmacia senza passare dal medico di base. Questo dato, confermato dalla BBC, dà la misura di quanto il ruolo del farmacista stia cambiando nel sistema sanitario inglese: da dispensatore di farmaci prescritti da altri a professionista in grado di prendere decisioni cliniche autonome, all’interno di percorsi definiti.
Per i farmacisti, questo ampliamento comporta anche una responsabilità maggiore. I percorsi clinici prescrittivi — i cosiddetti prescribing pathways — sono strumenti fondamentali: definiscono con precisione quali pazienti possono essere trattati in farmacia, quali sintomi o caratteristiche devono far scattare un rinvio al medico, e quali farmaci possono essere erogati. In questo modo si garantisce che l’espansione dell’accesso non si traduca in una riduzione della qualità o della sicurezza delle cure.
Emicrania e acne: due esempi di gestione farmacologica diretta
L’inclusione dell’emicrania è particolarmente significativa. Chi soffre di questa condizione spesso conosce già la propria diagnosi e ha bisogno di accedere rapidamente a un trattamento efficace durante o subito dopo un attacco. Dover aspettare un appuntamento dal medico per ottenere una prescrizione può significare ore o giorni di dolore non trattato adeguatamente. La possibilità di rivolgersi direttamente al farmacista, che valuterà il caso e potrà erogare il farmaco appropriato seguendo un percorso clinico validato, cambia concretamente la qualità di vita di chi convive con questa patologia.
Analogamente, l’acne è una condizione dermatologica molto comune, soprattutto in età adolescenziale e giovanile, che può avere un impatto rilevante sul benessere psicologico. L’accesso diretto a trattamenti topici o sistemici specifici, senza la barriera della visita medica, può favorire un intervento più precoce e ridurre il rischio che la condizione si aggravi per mancanza di trattamento tempestivo.
Un modello replicabile in altri sistemi sanitari?
Il dibattito sull’espansione del ruolo del farmacista non riguarda solo l’Inghilterra. In molti paesi europei, inclusa l’Italia, si discute di come ottimizzare l’uso delle risorse umane in sanità e di come ridistribuire i compiti tra le diverse figure professionali per migliorare l’accesso alle cure. Il modello britannico offre un esempio concreto di come questa transizione possa avvenire in modo strutturato, con percorsi clinici definiti che tutelano sia il paziente sia il professionista.
Ciò che rende il programma Pharmacy First particolarmente interessante è la sua impostazione sistemica: non si tratta di lasciare che ogni farmacista decida autonomamente cosa fare, ma di costruire un quadro clinico e regolatorio chiaro, all’interno del quale il professionista opera con competenza e sicurezza. Per approfondimenti sul programma, il Community Pharmacy England pubblica aggiornamenti e documentazione tecnica sull’espansione.
L’ampliamento dell’accesso ai farmaci senza ricetta in farmacia per condizioni come emicrania, acne e rinite non è una semplificazione del sistema sanitario, ma una sua evoluzione razionale: mettere le competenze giuste al posto giusto, nell’interesse del paziente e della tenuta complessiva del servizio. Se l’implementazione seguirà i criteri di qualità previsti dai percorsi clinici, il programma potrebbe diventare un punto di riferimento per altri sistemi sanitari che cercano soluzioni concrete alla pressione crescente sulla medicina di base.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.







