Un inibitore orale dell’integrina α4β7 somministrato una volta al giorno ha centrato l’endpoint primario in uno studio di fase 2 sulla colite ulcerosa moderata-grave: i dati di emvistegrast colite ulcerosa, presentati come abstract late-breaking al congresso UEGW 2026 di Barcellona il 19 ottobre 2026, mostrano tassi di risposta clinica e remissione significativamente superiori al placebo, aprendo la strada a un’opzione terapeutica orale in una patologia che oggi si gestisce spesso con infusioni biologiche.
Cos’è la colite ulcerosa e perché serve un’alternativa orale
La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria intestinale cronica e recidivante che provoca infiammazione e ulcere nel tratto digestivo. Colpisce milioni di persone in tutto il mondo con un andamento a ricadute e remissioni che impatta profondamente sulla qualità di vita. Le terapie biologiche disponibili — in particolare gli anticorpi monoclonali anti-integrina come vedolizumab, somministrati per via endovenosa o sottocutanea — si sono dimostrate efficaci, ma richiedono accesso a strutture sanitarie e procedure d’infusione che non tutti i pazienti possono sostenere con continuità. Un farmaco orale con un meccanismo d’azione selettivo rappresenterebbe quindi un passo clinicamente rilevante, soprattutto per i pazienti con malattia moderately to severely active.
Il meccanismo d’azione di emvistegrast (GS-1427)
Emvistegrast, noto anche con il codice di sviluppo GS-1427, è un inibitore orale dell’integrina α4β7, una molecola di adesione cellulare che svolge un ruolo chiave nel reclutamento dei linfociti verso la mucosa intestinale. Bloccando questa integrina, il farmaco riduce l’infiltrazione di cellule immunitarie infiammatorie nella parete del colon, limitando il danno tissutale alla base della colite ulcerosa. Il vantaggio rispetto agli anticorpi biologici già in uso che agiscono sullo stesso bersaglio è la somministrazione orale una volta al giorno, che semplifica l’aderenza terapeutica e potenzialmente abbassa le barriere all’accesso per i pazienti.
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I risultati della fase di induzione a 12 settimane nello studio SWIFT
Lo studio di fase 2 denominato SWIFT, condotto da Gilead Sciences, ha valutato emvistegrast in adulti con colite ulcerosa moderata-grave. I dati della fase di induzione controllata verso placebo, della durata di 12 settimane, sono stati presentati come abstract late-breaking all’UEGW 2026 di Barcellona il 19 ottobre 2026.
I risultati di efficacia mostrano differenze statisticamente rilevanti tra il gruppo trattato con emvistegrast 200 mg e il gruppo placebo:
- Risposta clinica: raggiunta dal 66% dei pazienti nel gruppo emvistegrast (33 su 59) rispetto al 37% nel gruppo placebo (22 su 60).
- Remissione clinica: ottenuta dal 31% dei pazienti trattati con emvistegrast (18 su 59) rispetto all’8% nel gruppo placebo (5 su 60).
È importante precisare che questi dati descrivono risposta clinica e remissione clinica secondo criteri standardizzati — non una eliminazione completa dei sintomi in tutti i pazienti trattati. La remissione clinica, in particolare, indica il raggiungimento di soglie predefinite di controllo della malattia, non necessariamente l’assenza totale di ogni manifestazione.
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Il profilo di sicurezza nella fase di induzione
Sul versante della tollerabilità, emvistegrast si è dimostrato generalmente ben tollerato: i tassi complessivi di effetti indesiderati sono risultati comparabili tra il gruppo in trattamento attivo e il gruppo placebo, e nessun effetto indesiderato grave è stato ricondotto causalmente al farmaco in studio. Questo dato è clinicamente rilevante perché gli inibitori dell’integrina, agendo sul sistema immunitario, possono teoricamente aumentare il rischio di infezioni; la fase 2 non ha evidenziato segnali di allarme in tal senso, anche se la valutazione definitiva della sicurezza richiederà i numeri e i tempi di follow-up propri della fase 3.
Cosa succede ora: il percorso verso la fase 3
Gilead Sciences ha comunicato l’intenzione di avviare un trial di fase 3 in monoterapia nel 2027. Questo passaggio è fondamentale: i trial di fase 3 coinvolgono campioni molto più ampi, hanno endpoint di efficacia e sicurezza più robusti e sono il requisito necessario per richiedere l’autorizzazione all’immissione in commercio alle agenzie regolatorie come EMA e FDA. I risultati positivi della fase 2 SWIFT non equivalgono a un’approvazione né a una disponibilità imminente del farmaco: emvistegrast rimane un farmaco sperimentale e il suo impiego al di fuori dei trial clinici non è autorizzato.
Per i pazienti con colite ulcerosa moderata-grave, la prospettiva di un inibitore orale dell’integrina α4β7 è concretamente interessante, ma il percorso regolatorio richiede ancora anni di sviluppo. I medici specialisti in gastroenterologia e malattie infiammatorie intestinali seguiranno con attenzione i dati che emergeranno dalla fase 3, in particolare quelli relativi alla durability della risposta nel lungo periodo e al profilo di sicurezza su popolazioni più ampie e diversificate.
Per ora, i dati dello studio SWIFT presentati a Barcellona posizionano emvistegrast nella colite ulcerosa come uno dei candidati orali più avanzati in questa indicazione, con numeri di efficacia che — se confermati su scala più grande — potrebbero cambiare le opzioni disponibili per chi non risponde adeguatamente alle terapie attuali o ha difficoltà di accesso alle infusioni biologiche. Il comunicato ufficiale di Gilead è disponibile sul sito dell’azienda.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








