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Emergenza farmaci: i prodotti da banco (comunissimi) che rischiano di sparire a causa della guerra

Allerta farmaci
I farmaci che rischiano di sparire - medicinanews.it

La crisi nello Stretto di Hormuz non è più soltanto una questione energetica. Nelle ultime settimane, mentre l’attenzione pubblica si concentra sul prezzo del petrolio e del gas, un’altra emergenza si sta facendo strada in modo più silenzioso ma potenzialmente più destabilizzante: quella dei farmaci essenziali.

Il conflitto tra Iran e Stati Uniti, con le conseguenti tensioni sulle rotte marittime, sta già producendo effetti tangibili sulle catene di approvvigionamento globali. E l’Europa, Italia compresa, si scopre improvvisamente vulnerabile in un settore che fino a pochi anni fa sembrava relativamente al riparo da shock geopolitici.

Il nodo invisibile delle materie prime

Dietro ogni compressa, ogni fiala, ogni confezione, esiste una filiera industriale complessa, spesso poco visibile al grande pubblico. Molti principi attivi farmaceutici e materiali di base derivano infatti da composti petrolchimici, la cui produzione e distribuzione è fortemente legata alle rotte del Golfo Persico.

È proprio qui che si inserisce il ruolo cruciale dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo. La sua eventuale chiusura prolungata non significherebbe soltanto energia più cara, ma anche interruzioni nelle forniture industriali che alimentano il settore farmaceutico globale.

Compresse nella mano

Meglio fare scorta di questi farmaci – medicinanews.it

A lanciare l’allarme è stato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che ha evidenziato come i prezzi degli ingredienti attivi siano già aumentati tra il 20% e il 60%. Un incremento che si riflette anche su materiali apparentemente secondari, come alluminio e plastiche per il packaging, ma che in realtà rappresentano un passaggio indispensabile nella produzione.

I medicinali più esposti

Non esiste, in senso stretto, un farmaco completamente al sicuro. Tuttavia, alcune categorie risultano particolarmente esposte perché legate a catene produttive più fragili o più dipendenti da materie prime provenienti dalle aree interessate dal conflitto.

Tra queste emergono i medicinali di uso quotidiano: il Paracetamolo, gli antibiotici, i trattamenti per il diabete e numerosi farmaci oncologici. Si tratta di prodotti che non hanno alternative immediate e che rappresentano una componente essenziale della sanità pubblica.

Il rischio, in caso di blocco prolungato, non è soltanto quello di prezzi più alti, ma di una vera e propria carenza strutturale. Una prospettiva che, per sistemi sanitari già sotto pressione, potrebbe tradursi in ritardi nelle cure e difficoltà nella gestione dei pazienti cronici.

Europa fragile, mercato globale instabile

A complicare ulteriormente il quadro interviene la dimensione politica ed economica internazionale. Le recenti scelte adottate dagli Stati Uniti sul prezzo dei farmaci, con il meccanismo della “Most Favored Nation”, stanno ridefinendo gli equilibri del mercato globale.

Secondo gli operatori del settore, questa strategia rischia di comprimere i margini delle aziende e di ridurre la capacità di investimento in innovazione, con ricadute indirette anche sull’accesso ai farmaci in Europa.

Il dato più critico resta però un altro: l’Unione Europea importa oltre il 70% dei principi attivi dall’estero, in particolare da Asia e aree collegate alle rotte del Golfo. Una dipendenza che, in un contesto di tensione geopolitica, si trasforma rapidamente in vulnerabilità.

Una crisi che cambia priorità

Quello che emerge è un cambio di prospettiva. La crisi dello Stretto di Hormuz non riguarda più soltanto carburanti e inflazione, ma entra direttamente nella vita quotidiana delle persone, toccando la disponibilità di cure e terapie.

Il punto, oggi, non è stabilire se l’impatto sarà significativo, ma capire quando e in che misura diventerà visibile. Perché la sensazione, osservando le dinamiche in atto, è che il problema non sia ancora pienamente emerso. E quando accadrà, potrebbe essere già troppo tardi per intervenire con soluzioni rapide.

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