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La terapia di mantenimento con PegInterferone non riduce l’incidenza di carcinoma epatico nei pazienti non-responder alla terapia standard


Lo studio HALT-C ha esaminato l’incidenza di epatocarcinoma e i fattori di rischio associati. I pazienti con infezione da virus dell’epatite C ( HCV ), che presentavano fibrosi o cirrosi ma che non avevano risposto a Interferone pegilato e Ribavirina, sono stati assegnati in modo casuale a terapia di mantenimento con PegInterferone per 3,5 anni, oppure a nessun trattamento.

Lo studio ha riguardato 1.005 pazienti, di età media 50.2 anni; di questi il 59% presentava fibrosi e il 41% cirrosi.

Nel corso del periodo osservazionale mediano di 4,6 anni ( massimo: 6,7 anni ), il carcinoma epatico si è sviluppato nel 4.8% dei pazienti.

L’incidenza cumulativa di epatocarcinoma a 5 anni è risultata simile tra i pazienti trattati con PegInterferone e nei controlli ( 5.4% vs 5%; p = 0.78 ), e leggermente più alta tra i pazienti con cirrosi rispetto a quelli con fibrosi ( 7% vs 4.1%; p = 0.08 ).

Il tumore epatocellulare si è sviluppato nel 17% dei pazienti, i cui campioni bioptici seriali avevano mostrato solo fibrosi.

E’ stato osservato che la terapia di mantenimento con PegInterferone non riduce l’incidenza di carcinoma epatico nella popolazione dello studio HALT-C.

Fonte: Gastroenterology, 2009

XagenaHeadlines2009



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