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Carcinoma a cellule renali: Nivolumab aumenta la sopravvivenza del 27% rispetto allo standard di cura


Uno studio clinico di fase III che ha valutato Nivolumab ( Opdivo ) nel trattamento del tumore del rene ha mostrato un aumento della sopravvivenza di 5 mesi ( 27% ) rispetto allo standard di cura ( 25 mesi versus 19.6 mesi ).

Nel 2015 in Italia sono stati registrati 10.400 nuovi casi di tumore al rene.

Nivolumab è un inibitore del checkpoint immunitario che stimola il sistema immunitario permettendo alle cellule T di attaccare e uccidere le cellule tumorali.

Opdivo è stato approvato sia negli Stati Uniti sia in Europa per il trattamento dei pazienti con carcinoma a cellule renali avanzato, trattati in precedenza.

In diciassette anni ( 1990-2007 ) la sopravvivenza a 5 anni delle persone con tumore del rene è aumentata del 10%. Per i casi diagnosticati più recentemente la sopravvivenza è stata pari al 69% per gli uomini e al 73% per le donne.

Il 60% circa delle neoplasie renali è individuato casualmente, come diretta conseguenza dell’impiego, sempre più diffuso, della diagnostica per immagini in pazienti non sospetti in senso oncologico.
Un quarto delle diagnosi avviene in stadio avanzato, con limitate possibilità di trattamento.

Nel tumore del rene la chemioterapia e la radioterapia si sono dimostrate poco efficaci.

Complessivamente, il tasso di sopravvivenza a 5 anni, nei pazienti che ricevono diagnosi di tumore del rene metastatico o avanzato, è del 12.1%.
Nivolumab rappresenta una nuova opzione terapeutica e potrà migliorare in maniera significativa la capacità di gestione complessiva di questa neoplasia.

Inoltre, Nivolumab ha un importante impatto sulla qualità di vita. Nello studio di fase III, registrativo, i pazienti trattati con Nivolumab hanno manifestato un miglioramento dei sintomi correlati alla malattia e della qualità di vita rispetto allo standard di cura.
E’emerso che entro le 20 settimane di terapia i pazienti trattati con Nivolumab hanno manifestato un significativo miglioramento dei sintomi, mentre i pazienti trattati con lo standard di cura hanno mostrato un evidente deterioramento entro la quarta settimana. ( Xagena )

Fonte: BMS, 2016

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